04 dicembre 2016 ~ 0 Commenti

Resettiamo il Retail

Un antico detto orientale “Cavalcare la Tigre” esprimeva l’idea che, se si riesce a cavalcare una tigre, non solo si impedisce che essa ci si avventi addosso, ma , scendendo, mantenendo la presa, può darsi che alla fine di essa si abbia ragione. Tradotto utile  per tracciare una linea di condotta per la vita personale, ma anche come atteggiamento da assumere dinanzi a situazioni critiche ,storiche e collettive. L ‘applicazione dello stesso in una società dove l’Uomo perde la propria accezione di individuo è complesso. Ancor più problematico se la tigre da cavalcare è una multinazionale del commercio (che si tratti di farmaco o no poco importa), per non parlare della possibilità che nel momento che si smonti dalla belva , altre tigri siano pronte a divorarci. Questa lunga prefazione per l’impressione che ho di certi movimenti di aggregazione che si sviluppano nel nostro mondo,  più simili al Boldi travestito da tigre in “Natale in India” che un ardito guerriero . Il mio è un rifiuto dell’accettazione lineare della storia, sulla connessione dell’idea di Farmacia e Catena, sulla critica della decadenza della Farmacia, per una reale rivoluzione conservatrice. Questo non significa che non comprenda la necessità di aggregazione e di politiche commerciali comuni (sono 40 anni che faccio parte di un gruppo d’acquisto) , ma è l’ipotesi di non mirare ad un MARCHIO riconoscibile, ma al riconoscimento della FARMACIA. E’ necessaria un opera di comunicazione profonda ed incisiva, una trasmissione del concetto di filiera di farmaco, di medicina dell’individuo, di un riconoscimento retribuito dell’atto professionale (che va dalla ripartizione del prodotto, al consiglio alimentare) che possa concedere a quel manipolo di colleghi che non vorranno soggiacere a dei gioghi non solo commerciali ma anche ideologici , di essere LIBERI . I Retail proposti sembrano la costituzione di squadre con divise accattivanti, ma che rischiano di giocare in serie B. Non esistono solo squadre di calcio , esistono anche discipline singole che sanno comunque  fare squadra ( pensiamo ad un corridore di F1)…… ma è la riconoscibilità dell’individuo  il fulcro del progetto.

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